Oltre confine

La sezione de @ilristoranteacasa dove racconteremo i nostri viaggi. Con piccoli spunti su cosa visitare, ma soprattutto cosa non perdersi delle prelibatezze culinarie che abbiamo testato.

Non vi resta che allacciare le cinture, si parte!!


DUBLINO

[2015 – Dicembre]

“Un buon rompicapo sarebbe provare ad attraversare la città di Dublino senza mai incrociare un pub” borbotta Leopold Bloom, protagonista dell’Ulisse di James Joyce. Del resto, perchè provarci? Non è poi già questo un buon motivo per organizzare un viaggio a Dublino? 🙂

Una città a misura d’uomo, con una spiccata personalità, la capitale irlandese ha una storia millenaria, un ricco patrimonio culturale e diversi quartieri da scoprire. Ma Dublino è soprattutto atmosfera, che si percepisce parlando con la gente, magari sorseggiando una Guinness in uno dei tanti pub della città. Vi diremmo di iniziare la scoperta della città cominciando proprio dal mitico Temple Bar, ma tempo al tempo… Andiamo con altri grandi classici prima!

Immancabile certamente il Trinity College, uno dei campus più celebri, prestigiosi  e antichi del mondo. 16 ettari di suprema eleganza estetica, con corti acciottolate e fiancheggiate da begli edifici neoclassici che conferiscono al campus un’atmosfera di serena autorevolezza. Fondato nel 1592 ed ha ospitato allievi del calibro di Jonathan Swift, Oscar Wilde, Bram Stoker e Samuel Beckett. Non meno stupefacente la Trinity College Library, uno spettacolo senza eguali con la sua Long Room, una galleria lunga 65 metri a due piani, caratterizzata dal soffitto a botte, con alti scaffali di legno, dove sono conservati circa 200.000 volumi ed una collezione di busti in marmo posti su ciascun lato della sala. Qui è custodito anche il famoso Book of Kells, un manoscritto miniato davvero bellissimo su cui sono anche scritti i quattro Vangeli in latino, e anche la più antica Arpa conservata in Irlanda. Lo strumento, in legno di salice e corde d’ottone, è il simbolo del Paese, tanto da essere raffigurato sulle monete ed è l’emblema della nota marca di birra Guinness. 

Mettete in lista il Dublin Castle, un maniero anglo-normanno le cui origini si perdono nell’antichità, al 1204 per la precisione; e certamente la St Patrick’s Cathedral, cattedrale di origine protestante (pensate che al mondo ne esistono solo due!) , in stile gotico, risalente al XII secolo con un interno monumentale.

Ma veniamo al Temple Bar. Non si può visitare Dublino senza fare un salto nel suo cuore pulsante, il quartiere Temple Bar, una delle zone più vivaci della città, con i suoi pub, ristoranti, locali, esposizioni e teatri. Qui troverete la facciata più fotografata di Dublino, ubicata proprio nel centro del quartiere, affollato all’inverosimile, musicisti tradizionali, un’atmosfera spumeggiante..non ne farete più a meno!! Non dimenticatevi di attraversare l’Ha’ Penny Bridge: questo ponte pedonale in ferro sul fiume Liffey rappresenta uno dei punti più suggestivi di Dublino, specialmente all’alba e al tramonto. Prende il nome dall’ammontare del pedaggio che si pagava per utilizzarlo: half penny, ovvero mezzo penny. 

Tra le cose da vedere a Dublino, sicuramente non potete perdervi il primo stabilimento di produzione della celebre birra scura Guinness, la Guinness Storehouse, che accoglie i visitatori nei suoi 7 piani. La birra più amata dagli irlandesi viene prodotta in questa fabbrica dal 1759, anno della sua costruzione, ad opera di Sir Arthur Guinness. Ovviamente al termine del percorso è prevista la degustazione omaggio di una pinta di Guinness presso il panoramico Gravity Bar.

Nel centro medievale della capitale Irlandese si trova la Christ Church Cathedral, immensa cattedrale, che venne costruita laddove si trovava una chiesa vichinga in legno. La cattedrale in pietra venne edificata nel 1172 dagli anglonormanni, che la ingrandirono e inserirono diversi elementi architettonici.

Da non perdere Grafton Street. Si tratta della via più esclusiva di Dublino per lo shopping cittadino, ricca di atmosfera e fascino. Prende il nome dal figlio illegittimo di Carlo II, duca di Grafton. Vi consigliamo di percorrerla interamente a piedi e ammirare le splendide case georgiane a quattro piani, guardare le vetrine degli eleganti negozi, dei grandi magazzini, come Dunnes e Brown Thomas, e assistere agli spettacoli degli artisti di strada. Ma non solo artisti di strada……vi diciamo solo che il giorno prima del nostro arrivo, c’era Hozier, insieme a Bono degli U2. Ad ogni modo, dalla sua estremità meridionale, attraversate l’arco che vi farà accedere al St Stephen’s Green, uno dei numerosi spazi verdi di cui Dublino è ricca.

Tra le cose da non perdere a Dublino c’è sicuramente la visita dell’antica distilleria, oggi anche museo, The Old Jameson Distillery, nata circa 200 anni fa. Partecipando ad una visita guidata, potrete conoscere e ammirare tutti i processi che danno origine allo storico Whisky Irlandese Jameson.

Non dimenticate di fare un salto a Windmills, se siete fans degli U2…a noi non è andata bene, ma magari voi siete più fortunati e non sia mai che vedrete gli U2 nei pressi del loro studio. 😉 Noi abbiamo trovato solo tanto vento e tanta pioggia!!

Come gita fuori porta, vi consigliamo Howth, un piccolo e grazioso villaggio di pescatori attraversato da ripide stradine che scendono fino al litorale. Howth è sostanzialmente una grande collina abbracciata dalle scogliere, ma dal suo punto più alto (171 m) si ammira uno splendido panorama che spazia dal Dublin Bay fino a Wicklow.

Gli imperdibili

Colcannon —> è un piatto preparato con patate schiacciate, cavolo o verza. Difficile trovare un ristorante che non abbia inserito nel suo menù questa specialità.

Salmone irlandese —> se siete amanti del salmone, in Irlanda avrete modo di gustarlo in molte varianti, e trovarlo in qualsiasi tipo di sandwich o bagel. Infatti, anche il salmone è uno dei punti forti del cibo irlandese. Provate il salmone in salsa Champ, preparata con patate, cipolla, panna ed erba cipollina.

Coddle —> una pietanza stufata diffusa tra la classe operaia a base di pancetta a fette, salsicce, cipolle patate e abbondante pepe nero.

Irish Stew —> piatto icona della cucina irlandese, un gustosissimo stufato di carne, solitamente agnello (in origine era montone), cotto a fuoco lento con patate, cipolle, prezzemolo e timo. La morbidezza della carne la ricorderete a lungo!! 🙂

Soda bread —> pane che fa parte delle antiche tradizioni irlandesi, il Soda Bread solitamente è presente durante tutti i pasti. Fatto lievitare senza lievito, ma con l’utilizzo del bicarbonato di sodio, è preparato con farina integrale, latticello e uova. Sicuramente da provare.

Guinness —> grazie al suo colore scuro, quasi nero, sormontato dall’inconfondibile schiuma bianca, compatta e cremosa, la rende unica al mondo. Anche il gusto della Guinness è facilmente riconoscibile: amarognolo, dal retrogusto tostato, con note di caffè e cacao che anche i non intenditori possono avvertire sul palato. Ma vi avvertiamo, bevuta a Dublino ha tutto un altro sapore. Non perdetevela, ogni volta che potete.

Cottage Pie —> non potevamo non nominare la rinomata Cottage Pie: una torta salata cotta al forno composta da un impasto di carne macinata, solitamente ricoperta da un purè di patate. Veramente deliziosa!!

Bacon and cabbage —> piatto preparato con due fette spesse di bacon rigorosamente irlandese accompagnate da cavoli e patate. Specialità senza dubbio gustosa, vi stupirà!!

Fish and Chips —> sebbene sia più famoso e riconosciuto come piatto tipico dell’UK, anche qui è immancabile il pesce fritto in pastella leggerissima accompagnato da patate fritte friabili. Sempre squisito!!

Beef and Guinness Stew —> un altro degli stufati per cui è conosciuta la cucina irlandese. Preparato con carne di manzo e birra Guinness. Ne esistono diverse versioni, più o meno densa, ma ciò che la contraddistingue è la carne tenerissima. Un ottimo piatto!

Full Irish Breakfast —> piatto ricco ed energetico, in una vera Full Irish Breakfast non possono mancare bacon irlandese, uova, salsicce, il black and white pudding (simile al nostro sanguinaccio), pomodori e il tipico Soda Bread. Per i dublinesi questo specialità è la colazione che si consuma la domenica, nei giorni di festa, non certo tutti i giorni. Almeno una volta provatelo assolutamente!!

Piccola nota: Il galateo del pub

La consuetudine di pagare un giro di consumazioni, ossia di offrire da bere a qualcuno che a propria volta pagherà il giro successivo, costituisce una fondamentale regola di civiltà tra i frequentatori dei pub irlandesi, che può essere riassunta nel detto: “È impossibile che due uomini vadano al pub e ordinino una sola birra”. Nulla può far precipitare la considerazione sociale di una persona quanto la mancata osservanza della legge dei pub: gli irlandesi sono molto generosi e non sopportano la taccagneria. Un’altra regola d’oro è che il secondo giro inizia immediatamente dopo che la prima persona ha finito (meglio ancora se sta per finire) il proprio bicchiere. Non importa se siete soltanto a metà della vostra pinta: se tocca a voi pagare da bere, non esitate a farlo. La sfida più impegnativa probabilmente sarà quella di tenere il passo dei vostri compagni di bevute, che potrebbero continuare ad offrirvi da bere anche quando starete per crollare sul bancone, a rischio di travolgere una fila di pinte non finite.


MAROCCO – IL GRANDE SUD IN 4X4

[2014 – Maggio]

Le capre arrampicatrici sugli alberi di Argan, i cammelli ad ogni angolo, i campi di anguria nel mezzo del deserto, i tanti colori, i profumi intensi, la piazza Djemaa El Fna, gli asinelli, le cicogne in cima ai minareti, il rito del tè, il souk, il deserto, i palmeti, le caratteristiche lampade… Abbiamo così tante immagini in mente ripensando al Marocco.  

Il nostro viaggio è stato qualcosa di unico. Anche se per la prima volta ci siamo affidati ad un’agenzia, ed ad un viaggio organizzato, non è venuto meno lo spirito d’avventura e dell’entrare realmente in contatto con la cultura e le tradizioni locali. Abbiamo deciso di vivere il grande Sud in 4×4, percorrendo le piste sterrate, attraversando scenari desertici ed ammirando un magico cielo stellato dal campo tendato situato tra le dune. 7 notti di tour, un fuoristrada e 1550 km percorsi, con partenza da Marrakech. Il nostro programma:

Giorno 1 – Marrakech

Siamo arrivati a Marrakech a metà pomeriggio. Ovviamente non ci siamo tirati indietro, ed appena arrivati, nonostante i 40 gradi, abbiamo fatto un giro attorno alla famosa piazza!! 😉 Abbiamo subito comprato un cappello, che si è rilevato fondamentale per tutta la durata del viaggio per ripararsi dal sole.

Giorno 2 – Marrakech  – Valle dell’Ourika – Asni – Ouirgane Tin Mal – Colle di Tizi n’Test – Taroudant (km 240)

Mattinata dedicata ad una breve visita della città di Marrakech. Poi siamo partiti per la Valle dell’Aurica, con una breve sosta in un villaggio dove abbiamo potuto vedere la preparazione del tipico tè verde alla menta, e certamente anche degustarlo. 😉 Dopo pranzo, abbiamo proseguito per il passo di Tizi n’ Tichka a 2260 m. di altitudine, via Asni, dove abbiamo potuto fare un giro al mercato locale, e Ouirgane Tin Mal. Arrivo a Taroudant, una Marrakech in miniatura dove si assapora uno spaccato autentico di Marocco: circondata da bastioni di fango rinforzato lunghi 7 chilometri e mezzo, questa città mercato berbera sulla rotte delle carovane è famosa per il suo artigianato e i suoi souq, i migliori della parte meridionale del Paese, dove troverete favolosi gioielli e tappeti.

Giorno 3 – Taroudant – Taliouine – Tazenakht – Agdz – Valle del Dràa – Zagora (km 400 di cui 35 di piste)

Partenza alla volta del vecchio Atlante alla scoperta degli scenari desertici e dei canyon, prima di giungere presso la Valle del Draa, il palmeto più grande del Marocco. Pranzo in ristorante e proseguimento via Rissani per Zagora, città all’avamposto del deserto. La città offre certamente una delle opportunità fotografiche più emblematiche di tutto il paese: l’insegna diretta verso l’inizio del deserto raffigurata da un cammello e la scritta «Toumbouctu, 52 giorni». È la durata stimata della traversata di questo deserto, tra i più ostili al mondo, verso la città più vicina che si trova dall’altra parte del Mali!

Giorno 4 – Zagora – Erfoud – Merzouga (km 330 di cui 110 di piste)

Destinazione finale della giornata è Merzouga, dove abbiamo alloggiato in un hotel proprio ai piedi delle famose dune di sabbia rossa e dove abbiamo potuto fare una gita in dromedario al tramonto, che però abbiamo visto poco. Purtroppo stava arrivando una tempesta di sabbia, che ci ha anche impedito di dormire nelle tende berbere (resta comunque il fatto di aver vissuto l’esperienza serena della tempesta di sabbia nel deserto…). Ma dopo cena, abbiamo potuto ammirare un cielo stellato magnifico.

Giorno 5 – Merzouga – Tinerhir – Gole del Todra – Erfoud – Boumalne – Valle del Dadès – Ouarzazate (km 380)

Non ci siamo fatti scappare l’alba in mezzo alle dune di Merzouga. È stato magico, tanto quanto la notte stellata. Prima colazione sotto le tende. Partenza per la scoperta paesaggistica della zona di Merzouga, visita alla cava dei fossili e di un caratteristico campo nomade. Partenza per Tinerhir, un’oasi situata nei pressi delle gole del Toudra, dove è possibile ammirare un canyon fra le rocce scavato dai fiumi Todra e dal vicino Dades. Gli ultimi 600 metri delle gole sono i più spettacolari. Qui le due pareti rocciose raggiungono la loro minor distanza pari a un minimo di 10 metri, con rocce a strapiombo che raggiungono i 160 metri di altezza. Il paesaggio è veramente magnifico. Proseguimento per Boumalne, piccolo villaggio tradizionale costruito nel bel mezzo del massiccio dell’Atlante; a seguire la Valle del Dades dalle ripide pareti di roccia a picco, che abbiamo raggiunto attraversando una sinuosa strada asfaltata piena di saliscendi con molti punti esposti sullo stretto canalone sottostante fino a raggiungere la nostra meta finale Ouarzazate, la più grande delle città nelle oasi pre-sahariane del Marocco.

Giorno 6 – Ouarzazate – Kasbah di Taourirt  – Kasbah di Ait Ben Haddou – Passo di Tizi n’ Tichka – Marrakech (km 200)

Prima tappa è Ait Ben Haddou, con visita alla kasbah, patrimonio dell’Unesco con le sue case di argilla rossa e location di tanti celebri film. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio risalita attraverso il passo di Tizi n’ Tichka con arrivo a Marrakech in serata.

Giorno 7 – Marrakech {Tombe Saadiane, il Palazzo Bahia, il Museo Dar Si Said, il Palais El Badi, la Piazza Djemaa El Fna ed i giardini della Menara}

Intera giornata dedicata alla visita della città: il museo Dar Si Said, il Museo di Arte Marocchina, il più antico della città e quello che espone il maggior numero di opere; la moschea della Koutobia con il suo celebre minareto; l’iconica piazza Djemaa El Fna con i coloratissimi souk. Pranzo in hotel. Pomeriggio e sera liberi, che abbiamo speso attorno alla piazza ed al souk.

Gli imperdibili

Cous Cous —> è uno dei piatti più conosciuti della cucina tradizionale marocchina. L’origine di questo piatto è nel Maghreb ed il suo condimento spesso varia da città a città e da famiglia a famiglia, secondo le ricette tramandate dagli antenati. Il cous cous è composto da granelli di semola dura, preparati in casa e poi cotti a vapore all’interno di una casseruola. In Marocco era sicuramente un piatto dedicato alle festività o alle celebrazioni proprio per questo era arricchito con moltissimi ingredienti. Tra i condimenti più diffusi ci sono la frutta secca, le sette verdure (carote, sedano, cipolla, pomodoro, porri, zucchine, finocchi e patate), i datteri e il cardamomo, il tfaya (con zenzero, miele, cannella, pepe, zafferano, cipolla, burro, uvetta), lo zafferano, albicocche e formaggio. All’interno del cous cous è possibile trovare poi carni come il manzo e l’agnello oppure il pesce, tipico delle zone a Nord come Tangeri. Spesso troverete anche elementi dolci come uvetta, mandorle, miele e zucchero. Potete mangiare cous cous per una settimana intera, e non ne troverete mai uno uguale all’altro. 😉

Tajine di carne —> è uno dei piatti tipici marocchini più conosciuti. Il suo nome deriva dal piatto in cui viene cotto, realizzato in terracotta spesso decorata. Questo piatto è composto da due parti differenti: l’inferiore, un piatto piano con bordi bassi, e il superiore a forma di cono che funge da coperchio e viene poggiato sopra durante la cottura. Quest’ultima parte del piatto è ideata per favorire il ritorno della condensa verso il basso e quindi per aiutare la cottura della carne. La ricetta originale ha come base il manzo, che viene cotto molto lentamente e per lungo tempo insieme a verdure (carote, zucchine, pomodori, piselli, patate e cipolla) e spezie (paprika dolce, cannella, sale, pepe, zenzero, zafferano e curcuma) , che lo rendono particolarmente saporito. La riuscita di questo piatto è fondata sulla cottura, la carne deve stufare per molto tempo in modo da diventare molto tenera, spesso poi viene gustata con del pane marocchino.

The alla menta —> questo particolare tipo di tè è un’istituzione nella cultura marocchina ed è il simbolo dell’ospitalità. L’infuso ha un gusto delizioso ottenuto dalla combinazione di tè verde e foglie di menta. Bevetelo ad ogni occasione, è super piacevole!

Msmmen —> una sorta di pane sfogliato marocchino, è usato come accompagnamento sia con condimenti salati che dolci. È fatto con farina di grano saraceno, lievito, acqua, semola, sale e olio di semi. Nella tradizione marocchina questa ricetta viene utilizzata per la merenda o la colazione nella sua versione dolce con miele, oppure viene farcita con peperoni, paprika e carne bianca.

Pastilla —> un piatto tradizionale marocchino la cui origine risale alla Spagna Islamica. Infatti dopo che l’ultima città islamica della Spagna, Granada, fu sconfitta, moltissimi musulmani si rifugiarono nel Maghreb portando con sé anche alcune tradizioni culinarie spagnole. Il nome di questo piatto infatti può essere letto nella lingua spagnola come “Pastiglia”, il cui termine deriva dalla parola “pasta”. Si tratta di una sorta di torta salata che coniuga il dolce e il salato, al suo interno sono infatti presenti sia cannella, mandorle tostate e zucchero che carni salate cotte nel brodo, prezzemolo, cipolle e spezie, quali paprika, zafferano coriandolo, aglio e molto altro. Da provare!

Tanjia —> uno dei piatti tradizionali del Maroccopiù conosciuti ed è attribuito in particolare alla città di Marrakech. Alla base di questa pietanza ci sono l’agnello, il cumino, lo zafferano, il burro, il limone candito e il Ras el Hanout, una miscela di oltre trenta piante provenienti da tutto il Nord Africa e può essere considerato un’alternativa al curry. La peculiarità di questo piatto è che viene cotto all’interno di una giara di terracotta dalla quale prende il nome e viene cucinato sotto la cenere del farnatchi, un forno a legna tipico del Marocco.

Baghrir —> sono tra le poche pietanze dolci tipiche marocchine. Vengono chiamati anche “pancakes dai mille buchi”, a causa della superficie non liscia ed omogenea ma piena di piccole “bollicine” e fori. Servito con miele.

Mechoui —> piatto tradizionale marocchino che si basa sulla cottura dell’agnello allo spiedo, grigliato o arrostito. Questo piatto viene consumato in accompagnamento con del pane marocchino, del sale e del cumino. Un piatto veramente molto saporito, per noi è stato amore a primo assaggio!

Katban —> uno spiedino di carne di agnello, che viene arrostito sulla brace dopo una lunga macinatura in una salsa di cipolle, prezzemolo, paprika, pepe, cumino e olio d’oliva. È un piatto molto semplice e saporito, con meno spezie delle ricette più tradizionali, quindi ideale anche per chi non è abituato a mangiare piatti speziati.

Zuppa harira —> una zuppa a base di ceci e lenticchie. Questo piatto rappresenta nella cultura marocchina il conforto e la famiglia, in quanto viene consumato spesso nel lungo mese di Ramadan. Anche di questo piatto ci sono moltissime varianti, con aggiunta di carne (manzo, agnello), di spezie (cannella) o di fave.


BRUXELLES E BRUGES

[2013 – Ottobre]


ISTANBUL

[2013 – Maggio]

Ah Istanbul….Noi de @ilristoranteacasa siamo particolarmente affezionati a questa città! Dovete sapere che è stato il nostro primo viaggio insieme, correva l’anno 2013!! 😉 

Alla confluenza del Corno d’Oro con il Bosforo, dove sorgeva l’antica Bisanzio, sono state scritte le pagine più gloriose della storia di Costantinopoli. Vi consigliamo di camminare su questa penisola irta di minareti e di famosi monumenti. Qui si attraversano i secoli: l’eterna Santa Sofia guarda dall’alto la Moschea Blu, mentre il palazzo di Topkapi veglia sui suoi tesori. Non potete poi non perdervi lì vicino nel Gran Bazar, con annessa sosta nel bazar delle spezie -illimitata la scelta di aromi, frutta secca e dolciumi di ogni genere – in un dedalo di viuzze, centro palpitante del commercio, fino a giungere agli imbarcaderi di Eminomu. Attraversate il ponte, dopo successive ripide stradine giungerete alla torre di Galata. Sulle rive del Bosforo invece incontrerete una Istanbul elegante, nobile ed opulenta. Dolmabahce, illustre palazzo imperiale del XIX secolo, custodisce tesori da Mille e una notte. Arriverete quindi al maestoso ponte sospeso sul Bosforo che collega l’Europa all’Asia e fa della capitale turca l’unica città al mondo a cavallo tra due continenti!! Nei dintorni del ponte, troverete villaggi di pescatori molto caratteristici. Ortakoy, il nostro preferito. Se entrerete in Asia, due passi più in là, la torre di Leandro si mette in posa su un isolotto, usando l’Europa come sfondo.

Gli imperdibili

Kebap —> se la Turchia ha un piatto tipico, è sicuramente il Kebap. I turchi amano qualunque cosa sia fatta allo spiedo, anche noi de @ilristoranteacasa . Il Kebap può essere di agnello, manzo, o pollo: tradizionalmente servito in piatto, accompagnato da cipolle, verdure e salsa allo yogurt. I più famosi kebapcilar della città: Develi e Beyti.

Baklava —> dolcetti succulenti, hanno una base di pasta fillo, a cui vengono aggiunti sciroppo di zucchero (o miele) e frutta secca, come noci, nocciole o (più diffusi) i pistacchi. Sono molto più dolci rispetto ai dessert a cui siamo abituati, certo è che si fanno amare subito, soprattutto quando vengono serviti ancora tiepidi in modo da far sciogliere leggermente il miele e renderli più morbidi e profumati.

Balik ekmek —> prima di partire per un’escursione in traghetto sul Bosforo, fate rifornimento ad Eminomu dai pescatori di un bel panino di pesce arricchito da insalata, cipolla e limone. Ne resterete entusiasti, lo ricordiamo ancora oggi a distanza di anni!!

Nar suyu —> succo di melograno appena preparato, ottimo! Lo troverete in piccoli chioschi disseminati per la città.

Misir  —> per uno spuntino veloce, la pannocchia prima bollita poi grigliata è l’ideale.

Patates Dolması —> specialità delle piccole baracche in legno di Ortakoy, trattasi di patate ripiene di una gran varietà di ingredienti (verdure, carne, salse….) da gustare con il cucchiaino.

Chay —> il tè viene servito nei fragili bicchieri a forma di tulipano, accompagnato da qualche zolletta di zucchero indispensabile per controbilanciare la lunga infusione. Dove berlo? Sicuramente, sulle alture dove sorge il cimitero di Eyup al Café Pierre Loti, una distesa di sedie sparpagliata sotto una tettoia di frasche davanti ad uno strapiombo sul Corno d’Oro e su Istanbul. Lasciatevi sedurre dalla magia del luogo come accadde a Pierre Loti. Un’altra possibilità: uno dei chioschi di Sahil Yolu che pullulano sulle banchine davanti alla torre di Leandro, sedendovi sui tappeti stesi sui gradini e lasciatevi incantare dal Bosforo. Terza alternativa: da Büyük Çamlıca Tepesi, collina situata nella parte asiatica, con panorama magico: ad orario tramonto il top!!

Ayran —> schiumosa bevanda alla yogurt. Un pò acido, e molto particolare, tendente al salato. Da provare almeno una volta, se non siete come la Gio che odia lo yogurt!! 😉

Turkish Delight —> dolcetti molto zuccherini, colorati, a volte speziati. Alcuni gommosi, altri simili a torroncini. Hafiz Mustafa forse è il più popolare negozio di questi dolcetti tipici…che vi possiamo dire?! Provateli tutti, riempitivi bocca e labbra di zucchero a velo, magari dopo aver preso posto nel caffè al piano superiore. 😉

Lahmacun —> piccole pizze a base di carne.