Oltre confine

La sezione de @ilristoranteacasa dove racconteremo i nostri viaggi. Con piccoli spunti su cosa visitare, ma soprattutto cosa non perdersi delle prelibatezze culinarie che abbiamo testato.

Non vi resta che allacciare le cinture, si parte!!


TRENINO ROSSO DEL BERNINA

[2019 – Febbraio]

Il trenino rosso del Bernina parte da Tirano a 429 metri sul livello del mare e con un percorso di circa 60 km attraversa tutte le fasce di vegetazione delle Alpi. È l’unico treno d’Europa che scala la montagna senza cremagliera. È entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco nel 2008.

Vi assicuriamo che quello che vi attende è un tragitto all’insegna dello stupore e delle forti emozioni. Su verso i ghiacciai scintillanti e poi di nuovo giù: il Bernina Express, la tratta ferroviaria alpina più alta d’Europa, s’inserisce armoniosamente nella cornice montana dell’Albula e del Bernina. 55 gallerie, 196 viadotti e pendenze fino al 70 per mille che il treno supera con nonchalance. Ad un’altitudine di 2253 metri si trova poi il punto più alto della ferrovia retina, l’Ospizio Bernina: qui natura e cultura si fondono per dar vita al più affascinante dei viaggi alla scoperta delle Alpi.

Grazie alle moderne carrozze panoramiche, è possibile godere di una vista a 360° sul panorama alpino incontaminato. Un vero spettacolo, in qualunque stagione; noi abbiamo fatto questo viaggio, quando tutto era innevato e con uno splendido sole. Potete immaginare lo spettacolo!

Giorno 1

Siamo partiti da Tirano, città slow e città del vino, capolinea italiano della ferrovia del Bernina, ed abbiamo fatto sosta nella cittadina di Poschiavo, dove abbiamo pranzato. Immerso nel fondovalle Poschiavo, collocato a 1014 m slm, si lascia “cullare” tra le forti braccia del massiccio calcareo alle sue spalle, il monte Sassalbo, e dagli ampi prati che lo circondano. Oltre al fermento di questa “grande piccola stazione”, potrete conoscere i caratteri eleganti e un pò eccentrici di questo borgo svizzero di lingua italiana con una visita di un paio di ore. Poschiavo, comunemente chiamato “borgo”, si fa notare già anticamente quale luogo di transito favorito, e al contempo d’obbligo, per la via Bernina, che conduceva oltre il Passo. In antichità, prima dell’avvento della ferrovia del Bernina, era, infatti, un punto di sosta per le carovane che, dalla Valtellina, si dirigevano verso Coira, trasportando merci varie e in particolare vino. La sua economia di transito ebbe una battuta d’arresto causata dall’alluvione del 1834, dall’emigrazione in Europa e dalla realizzazione dei principali trafori alpini, che deviavano il traffico dalla Valposchiavo ad altre mete. Il borgo tornò vivace e fiorente, come in passato, solo grazie alla presenza del trenino rosso dal 1910 e all’attività delle centrali elettriche attive dall’inizio del XX secolo. Rimarrete senza dubbio soddisfatti della visita di questo luogo di grande eleganza, ma anche di genuina cordialità tra case patrizie, chiese e musei del suo centro storico.

Alle 15.30 abbiamo proseguito con il trenino fino al rifugio Alpe Grum (2091 m slm), dove abbiamo pernottato. Alp Grüm racchiude in sé romanticismo, avventura e curiosità. Nel totale silenzio della natura circostante, interrotto solo dal vocio dei viaggiatori in sosta, qui ci si sente piccoli e fuori dal mondo, al cospetto del Piz Palù che gli si affaccia davanti. Questa stazione è un rifacimento del 1923 di un edificio precedente. Guardando sull’angolo del rifugio noterete una targa in legno, con una scritta in lingua giapponese. Vi sembrerà inspiegabile e curiosa la presenza di questi ideogrammi, che vi riportano ad una terra lontana, il Giappone, ma in realtà un motivo c’è! Dal 1979 esiste un gemellaggio tra la ferrovia Retica e la ferrovia di montagna giapponese Hakone – Tozan, realizzata su modello della ferrovia del Bernina.

Giorno 2

Si comincia con una bella colazione in rifugio, e con due passi attorno il rifugio. 

Verso le 10.15 ripartiamo con il trenino per St. Moritz, incontrando come prima fermata Ospizio Bernina, il punto più alto della linea 2330 m slam, per poi iniziare a ridiscendere di quota, nelle propaggini del ghiacciaio del Morteratsch, ammirando distese di soffice neve, rimanendo colpiti dal susseguirsi di laghi e piste da sci mozzafiato. Morteratsch è la sosta che chiunque dovrebbe fare almeno una volta nella vita! Non si tratta, infatti, di una semplice stazione o di un normale sentiero, bensì di un’esperienza che vi permetterà di comprendere da vicino la storia e l’evoluzione dei ghiacciai. Dopo le funivie di Bernina Diavolezza e Bernina Lagalb, il treno prende velocità, lungo il rettilineo che costeggia il fiume Ova Bernina, fino a che inizia una discesa più pronunciata che culmina nella curva di Montebello. Ecco che il momento tanto atteso è arrivato, fotocamere tra le mani, potrete immortalare l’anfiteatro di montagne, capitanato dal Piz Bernina, con i suoi 4049 mslm! Uno spettacolo unico.

Pranzo e visita del famoso villaggio alpino, stazione capolinea del treno del Bernina, dove si conclude questo tour veramente emozionante e ad accogliervi ci sarà una cittadina nota al mondo per il suo glamour, le sue boutique nel centro e il suo straordinario lago. A 1856 mslm è situata “la perla dell’Alta Engadina”, St.Moritz è una tra le località svizzere grigionesi più famose al mondo. Anticamente San Murezzan, così denominato in lingua romancia, era un piccolo villaggio agricolo, immerso tra le Alpi e raggiungibile attraverso i valichi montani, tra cui il famoso passo del Bernina, solo da diligenze e slitte d’inverno. Certamente, oltre alla vita agreste, in questo luogo, già dall’epoca del bronzo, si conoscevano le acque termali. Il primo a suggerirle per le cure fu il famoso medico Paracelso, mentre per lo stesso motivo Papa Leone X dichiarò St.Mortiz addirittura “luogo di pellegrinaggio”! La sua notorietà in ambito turistico arrivò, però, dopo la metà dell’800, periodo in cui la ricca clientela internazionale lo scelse come destinazione per le proprie vacanze. Divenne in breve una cittadina cosmopolita, esclusiva, in grado di accogliere i turisti esigenti della “Belle époque”. Alla magnificenza degli hotel di lusso si aggiunse la lungimiranza di Johanes Badrutt che, con il suo piglio imprenditoriale e grazie ad una scommessa fatta a degli ospiti inglesi, lanciò il turismo invernale, vera svolta per questa località turistica nelle Alpi! Ricordatevi, prima di incamminarvi, di prendere una piantina del posto presso l’ufficio turistico in zona biglietteria, vi svelerà parecchie curiosità. 🙂

Alle 16 circa è ora di lasciare St.Moritz, e godersi nuovamente tutto lo spettacolo del viaggio fino a Tirano.

Gli imperdibili

Pizokel —> un parente lontano dei pizzoccheri valtellinesi, sono una specialità gastronomica grigionese molto apprezzata. La loro pasta e consistenza è simile a quella degli spätzli. Per questa ricetta si usano farina di grano saraceno. I Pizokel vengono poi conditi con Bauernspeck, cipolla, salvia e verdure (spinaci, verza, fagiolini) infine serviti con burro ed un buon formaggio di malga grattugiato. Non avete già fame? 🙂

Plain in pigna —> questa gustosa specialità della tradizione engadinese che ricorda i rösti si prepara con patate, salsicce, prosciutto, aglio, farina, semola di mais e latte. Una bomba!

Chapuns —> piatto tradizionale grigionese a base di un impasto (farina e uova cui vengono generalmente aggiunti pezzetti di affettato tagliato a dadini come carne secca, landjäger, prosciutto cotto, andutgel o salsiz) , avvolto in una foglia di costa (o di bietola da taglio), bolliti nel latte e nel brodo e poi serviti con un pizzico di speck, formaggio oppure cipolle.

Fondue al formaggio —> formaggio fuso e pezzi di pane. I pezzi di pane vengono infilati a spiedino sulla forchetta da fonduta e immersi nel formaggio fuso, che viene servito nel Caquelon (la pentola di ceramica). Immamncabile!!

Nusstorte —> torta di noci engadinese, un guscio di pasta frolla ripieno di noci, creme caramel e miele saprà chiudere in dolcezza il vostro pasto e darvi la carica giusta per affrontare il viaggio di ritorno. 

Non perdetevi la pasticceria Hanselman a St. Moritz, un paradiso di dolci custodito sin dalle origini dalla stessa famiglia da ben quattro generazioni. Praline, birnbrote, trüffes, mandorle, marrons glacées e la tradizionale torta di noci engadinese sono i prodotti caratteristici. La loro produzione varia dalla cioccolateria alla pasticceria fresca, dalla frutta candita alla cioccolata calda e poi i rustici e l’immancabile pane: tradizionale alle noci, alla frutta, ai cereali. I dessert sono curati nei minimi dettagli e soddisfano ogni palato con le ghiottonerie ma anche con le proposte per i diabetici. La famiglia Hanselmann ha saputo raccogliere le competenze di ognuno e rinnovarsi sempre, aggiungendo un tocco personale ad ogni specialità e ricetta classica. L’uso delle spezie e la combinazione particolare di sapori rendono la pasticceria un posto originale per l’acquisto di regali. 


LONDRA

[2018 – Febbraio]

Ah Londra….difficile descriverla! Così grande, così multiforme, all’avanguardia ed allo stesso tempo tradizionale, con il suo amore verso i green, affezionata al protocollo reale, alle uniformi, alla moda ed ai pub. Un autentico puzzle di quartieri dalle forte identità e con abitanti cosmopoliti.

  1. Westminster – Whitehall

Iniziamo il nostro tour dal London Eye, la ruota panoramica più grande d’Europa che ci porta a 135 m di altezza a contemplare Londra dall’alto. Che spettacolo!! Attraversate quindi il Westminster Bridge, e vi troverete di fronte l’House of Parliament, cuore della vita politica inglese con la sua straordinaria architettura neogotica, ed il Big Ben, l’orologio più famoso del mondo, dal timbro e dall’affidabilità leggendari. Sono così iconici! Basta poi voltare lo sguardo ed eccovi Westminster Abbey, capolavoro del gotico inglese. Continuando sul viale Whitehall, giungerete in Trafalgar Square, con la sua imponente colonna dedicata a Horatio Nelson. Subito dopo occorre una sosta al National Gallery, una delle collezioni più ricche del mondo di dipinti di maestri europei (se non volete vederli tutti, date un’occhiata ai pezzi più celebri…ne vale la pena!). Un’altra vera attrattiva per i turisti, che invece per i londinesi è ormai una banalità, è il cambio della guardia a Buckingham Palace: la sfilata ordinata delle guards, nella loro celebre uniforme rossa e dal celebre colbacco in pelo d’orso. Tutto ciò avviene dalle 11.30 alle 11.45 del mattino. Subito dopo, attraversate Saint James Park e recatevi a Buckingham Palace, la residenza dei sovrani britannici.

  1. Covent Garden – Soho – Bloomsbury 

A qualunque ora regna un’attività frenetica. Non perdetevi Piccadilly Circus, Regent Street, Oxford Street, Covent Garden e perchè no una sera a teatro! Qui troverete anche il British Museum, lo straordinario museo di archeologia ed etnologia, bellissimo il cortile interno.

  1. City – St Paul’s – Shoreditch – Clerkenwell

Quartiere fantasma nel week-end, dal lunedì al venerdì la City pulsa al ritmo della finanza. Nel dedalo di viuzze s’innalzano i suoi iconici grattacieli del XXI secolo (Walkie Talkie, Swiss Re Tower, il Cetriolo e la Grattugia… giusto per citarne alcuni) accanto a chiese, mentre traders ed operai si trovano fianco a fianco al bancone di vecchi pub. Non perdetevi la St Bartholomew the Great, la più antica chiesa della City del XII secolo, rara testimonianza di architettura normanna, e certamente St Paul’s Cathedral, con la sua immensa cupola, la più grande al mondo, dopo San Pietro of course! Vi segnaliamo con gran piacere il Leadenhall Market, edificio vittoriano con gallerie ad arcate di metallo rosso e crema e cupola di vetro, che ospita negozi, ristoranti, un mercato di fiori, bijoux ed oggetti d’arte. Vi sembrerà di esserci già stati, perchè set di numerose riprese fotografiche e cinematografiche, tra cui alcune scene di Harry Potter Diagon Alley. 

  1. Islington – King’s Cross – Camden – Hampsted

Camden Town, che quartiere ragazzi! Vecchie case in mattoni, facciate stravaganti, vivace mercato delle pulci, musica underground e profumi esotici…. Qui l’eccentricità è di rigore e si possono incontrare ad ogni ora del giorno e della notte punk, gotici e beautiful people! Ad ovest, la modesta collina delle primule, Primrose Hill con le sue tipiche case vittoriane offre un’ampia vista su Londra. Il vicino Regent’s Park merita certamente una visita. In zona King’s Cross, non perdetevi il Regent’s Canal, un canale di 13 km che collega il bacino di Little Venice ai docks. Deliziosa la passeggiata lungo le alzaie, dal London Canal Museum.

  1. Mayfar – Marylebon

Mayfair è considerato il quartiere più signorile di Londra: boutique, alberghi prestigiosi, negozi di lusso. Grandi prati, platani secolari e tigli ombrosi, panchine di ghisa e vecchi lampioni a gas vi accoglieranno nel sobrio Green Park, dal fascino desueto. Ma proprio di fronte troverete il più popolare dei parchi londinesi, un immenso polmone verde nel cuore della città: Hyde Park. A nord, spicca Marylebone, un quartiere animato che conserva magnifiche facciate georgiane; immancabile una visita al Madame Tussauds, con le sue figure di cera dei grandi personaggi della storia e di mitiche star. Potete sbizzarrirvi con le foto!! 😉

  1. Kensington – Notting Hill

Kensington è dalle due anime: commerciale, con i magnifici negozi in High Street, e residenziale, con imponenti case e scuderie riconvertite. Qui si trova il Kensington Palace, residenza reale dal 1689, ed i Kensington Gardens, separati da uno specchio d’acqua, The Serpentine, da Hyde Park, sono certamente più intimi ed ordinati. Non distante, l’Holland Park, il parco più romantico di Londra, composto da un insieme di giardini in cui fanno la ruota i pavoni. Dirigetevi poi a nord, e vi troverete a Notting Hill, quartiere chic, variopinto e cosmopolita da fine anni ’50, con le sue dimore georgiane sulle alture, con strade orlate di case pastello sui declivi. 

Se come la Gio avete amato il film Notting Hill con Julia Roberts and Hugh Grant, siete nel posto giusto! La casa dal “portone blu”, l’appartamento di William Thacker, lo squattrinato libraio interpretato da Hugh Grant, esiste davvero e si trova al 280 Westbourne Park Road. Il negozio di libri di William Thacker, The Travel Book Co. si trovava al 142 Portobello Road, dove oggi vi è il negozio “Notting Hill”. La libreria di Hugh Grant, in realtà, ha preso spunto dal vero The Travel Bookshop che si trova a circa 200 metri a nord, al 13 di Blenheim Cresent.

Un consiglio: venite in zona di sabato, quando la vicina Portobello Road si anima con le bancarelle di frutta e verdure affiancate a quelle di antiquari e allegri bric-à-brac di usato. 

Se siete amanti della storia dei marchi, delle confezioni e della pubblicità dall’epoca vittoriana a oggi, fate un salto al Museum of Brands,Packaging and Advertising. Veramente carino, a noi è piaciuto molto!!

  1. Chelsea – South Kensington – Belgravia

Una passeggiata nello stile e nell’eleganza. Dai prestigiosi musei di South Kensington, attraversando Knightsbridge, si raggiunge l’epicentro dello shopping di lusso: Harrods e Sloane street.

  1. Southwark – Tower Bridge

Questo quartiere aveva ricevuto in eredità case chiuse, taverne e teatri. Un tempo prospero grazie al commercio marittimo, con la chiusura dei docks, a partire dagli anni ’70, ha conosciuto un nuovo declino. Oggi riconversioni e nuovi edifici hanno contribuito alla sua rinascita: dalla Tate Modern (grandioso museo d’arte moderna internazionale, sdoppiata dal 2000 dal Tate Britain) alla City Hall e al The Shard, che con i suoi 310 m è il grattacielo più alto del paese. Dal suo 72esimo piano godrete di una vista a 360 gradi: si ha proprio la sensazione di volare. Lungo il Tamigi invece, non perdetevi la bella passeggiata di Queen’s Walk, le cui rive hanno sedotto i londinesi, che collega Tower Bridge al London Eye. Il Tower Bridge, simbolo di Londra almeno quanto il Big Ben, la cui singolare silhouette evoca la potenza marinara della nazione inglese durante l’età vittoriana. Le due torri neogotiche nascondono il complesso sistema idraulico utilizzato per muovere le due piattaforme basculante. Bella vista dalla passerella di vetro a 42 m sopra il fiume. Fate una visita alla vicina Tower of London, voluta da Guglielmo il Conquistatore per assicurarsi il controllo sul Tamigi, la torre servì anche da prigione. Da vedere il Tesoro della Corona, le insegne dell’incoronazione ed una ricca collezione di armi.

Gli imperdibili

  • Fish & Chips —> Non c’è niente di più tipicamente britannico del “Fish and Chips“. Conosciuto in tutto il mondo, è uno dei piatti più richiesti non solo dagli autoctoni, ma anche dai turisti. Non è nient’altro che un bel piatto di pesce impanato e fritto, servito con patatine, crema di piselli, insaporito con sale ed aceto. Uno degli esemplari più utilizzati è la platessa, insieme al merluzzo, sogliola ed eglefino. Di solito la panatura è composta da farina, acqua, bicarbonato di sodio e aceto; il veicolo di frittura tradizionale sarebbe il lardo, mentre oggi quasi ovunque si usa l’olio di arachidi. Il pesce si fa una bella nuotata nell’olio per circa 6-7 minuti insieme alle patate, aggiunte in dirittura d’arrivo affinché tutto sia pronto allo stesso momento. Noi abbiamo già fame….voi? 🙂
  • Birra —> non dobbiamo dirvelo che bere una pinta al pub è un altro must have, vero? Certamente potrete accompagnarla ad un ottimo pasto. Nei tipici pub inglesi troverete menù semplici, con i veri piatti della tradizione british. Cosa volere di più?
  • Chicken Tikka Masala  —> definito il vero piatto nazionale della Gran Bretagna, Il chicken tikka masala, che significa letteralmente “piccoli pezzi di pollo in salsa gravy”, è un’invenzione recente, nata e cresciuta in terra britannica come risultato dell’incontro tra gusto inglese e profumi e sapori dell’India, immenso gioiello del Commonwealth da cui proviene la fetta più sostanziosa dell’immigrazione londinese. Nel cuore di Banglatown, il nome di Brick lane evoca immediatamente le numerose curry houses e qui troverete numerosi ristoranti dove potrete togliervi ogni soddisfazione.
  • Anatra laccata —> uno dei piatti più raffinati e più famosi della Cina. La preparazione è lunga (diversi giorni), ed è considerata una vera performance. Si presenta al palato croccante, morbida, saporita, dolce, grassa, delicata tutto insieme nello stesso momento. La Gio ne va matta! Chinatown, il quartiere cinese londinese, vi permetterà di togliervi qualunque sfizio con i suoi numerosi ristoranti, e quello che possiamo dirvi è che la cucina proposta è ottima. Lasciatevi tentare, mangerete abbondantemente e bene, a prezzi abbordabili.
  • English Breakfast —> un vero must have per chi si reca a Londra: croccante bacon, uova strapazzate, pomodori e funghi grigliata, salsiccia, fagioli conditi con salsa di pomodoro e pane tostato. Facile da trovare, super gustosa. Imperdibile!
  • Pie and mash —> piatto della tradizione londinese, nato principalmente per la classe operaia. Ancora oggi è molto diffuso, Pie & Mash è un piatto composto da un pasticcio a base di carne abbinato a un purè di patate (mashed potatoes) servito con la mitica salsa gravy.
  • Jacket potatoes —> patate cotte con tutta la buccia e successivamente incise con un taglio a forma di croce e divise in 4 parti per essere farcite. Con le farciture ci si sbizzarrisce: burro, fagioli, bacon, cheddar etc.
  • Afternoon tea —> come farsi mancare il classico the del pomeriggio? Tradizionalmente è composto da tramezzini salati, bun insaporiti con uvetta, paninetti dolci con marmellata e crema (gli scones) , dolcetti vari, biscotti e torte. Dovete sapere che il tea pomeridiano, rito vittoriano, può raggiungere il massimo della raffinatezza. Negli alberghi e nelle sale da tè, in stile retrò o hype, lo servono a regola d’arte: tazze di fine porcellana, infusi di prima scelta, scones alla crema e sandwich al cetriolo…. Ricordate di rispettare il dress code negli ambienti più eleganti.
  • Beef Wellington —> si tratta di un filetto di manzo cotto in “crosta”. La preparazione prevede di arrostire la carne, coprirla di uno strato di duxelle di funghi o foie gras e prosciutto, e avvolgere il tutto in pasta sfoglia. Specialità signature del mitico Gordon Ramsay, noi lo abbiamo mangiato in uno dei suoi bistrot, l’ Heddon Street Kitchen. Semplicemente favoloso!!

Gli imperdibili negozi 😉

Londra merita questo paragrafo a sè stante perchè proprio non possiamo non segnalarvi alcuni negozi, molti dei quali sono rimasti nel nostro cuore!!

  • Fortnum & Mason: ben esposti sotto i grandi lampadari, tè, chutneys, shortbreads, marmellate ed altre leccornie; sempre eccellente, da ben tre secoli!!
  • Carnaby Street: il quartiere simbolo dei Swinging Sixties parla solo di fashion. Merita un giro!
  • Sister Ray: cd e vinili nuovi e d’occasione. Ma se amate gli Oasis (come la Gio) già sapete dove compare la sua vetrina!! 😉
  • Camden Passage: libri vecchi, bijoux, abiti vintage e golosità. Da vedere nei giorni di mercato antiquario, con i banchi all’aperto!
  • Camden Markets: animato e caotico mercatino delle pulci.
  • Portobello: ospita un mercato fin dal 1800, diventato particolarmente famoso per i suoi oggetti d’antiquariato negli anni ’50. Oggi presenta numerose bancarelle che offrono di tutto, da frutta e pane a poster, abbigliamento, ceramiche e musica. Imperdibile!
  • Harrods: c’è davvero di tutto; dal pianoforte all’abito da sera! Un lusso chiassoso che o affascina o irrita. Da vedere certamente le spettacolari Food Halls, dedicate agli alimentari.
  • M&M’s World: il negozio di praline di cioccolato più grande del mondo, con oltre 3.200 mq suddivisi su quattro piani coloratissimi e straripanti di M&M’S. Oltre ad un’ampia gamma di praline di cioccolato e gadget M&M’S, M&M’S Londra ospita il più grande muro di cioccolata, con oltre 100 M&M’S tra cui scegliere. Desideri aggiungere un tocco ancora più personale? Potrete stampare persino i vostri volti sulle praline di cioccolato M&M’S, per tornare a casa e regalare a tutti un po’ di divertimento a colori.
  • Hamley’s: il negozio di giocattoli più grande di Londra. Con ben 7 piani e 5mila mq, è famoso in tutto il mondo, per l’ampiezza ma soprattutto per l’assortimento e l’originalità di giochi, dai più classici a quelli più innovativi e tecnologici.
  • Lego Shop: merita una visita se siete amanti dei mitici mattoncini; ci sono sempre delle belle costruzioni dove potersi fare dei selfie divertenti! 😉

PRAGA

[2017 – Marzo]

La Torre dell’Orologio, gli undici ponti che nel centro della città scavalcano la Moldava, i palazzi barocchi, gli edifici Secessione, le case cubiste: scampata alla seconda guerra mondiale, la “città delle mille torri” sembra la scena di un teatro. Praga è anche il “Conservatorio d’Europa”: nelle sale da concerto, nelle navate delle chiese e nelle trombe delle scale risuona la musica di Mozart, figlio adottivo della città.

Al centro, Staré Mêsto, la Città Vecchia, vibra notte e giorno intorno alla piazza del Municipio, il cuore della città, specchio della sua incredibile ricchezza architettonica, da cui si dipartono viuzze e passaggi angusti. Una vera sinfonia di stili: sotterranei romanici, torri gotiche, palazzi rinascimentali decorati a sgraffito, edifici barocchi, facciate Art Nouveau, persino cubiste. Prima di visitare la Casa civica, una vera istituzione caratterizzata da elementi Art Nouveau, con mosaici in pasta di vetro e ceramica, profusione di marmi, motivi vegetali, ferro battuto…insomma un autentico capolavoro, fate una sosta al Kavárna Obecni dum, il caffè della Casa civica, uno dei più affascinanti di Praga. Lampadari d’epoca, grandi specchi, tripudio di marmo e cromature, camerieri in livrea…. Tutto lo splendore di inizio XX secolo. In questo quartiere, si trova l’iconico ponte Carlo, il più antico (1357) ed il più celebre, dove ai lati si ergono due file di 42 statue di santi, suggestivo la sera, quando la luce dei lampioni proietta sul selciato le ombre delle statue. Prima di attraversarlo, fermatevi al Klementinum, un vasto complesso architettonico, costruito per i gesuiti, splendida la Cappella degli Specchi. Sull’altro lato del ponte Carlo, sulle alture di Hradčany, il Castello, vera e propria città nella città, sede del potere fin dai primi re di Boemia. Tra le sue mura sono racchiusi secoli di storia e di architettura: palazzi, musei, giardini, la più grande chiesa gotica: la Cattedrale di San Vito, la Basilica di San Giorgio ed il Vicolo d’Oro, con le sue casette variopinte. Mentre più in basso troviamo Malá Strana, che si stende fino alla Moldava in una cascata di tetti rossi. La vicinanza al Castello, che vide insediarsi potenti famiglie aristocratiche sui terreni confiscati ai protestanti, ed il grande incendio del 1541, liberatore di spazi, diede vita nel XVII secolo, alla ricostruzione di questo quartiere: palazzi sontuosi, giardini eleganti e cortili segreti, scanditi da chiese straordinariamente decorate, adornano il quartiere più barocco della città. Non lasciate questo quartiere prima di scattare 2 foto nella piazza del Gran Maestro con il famoso muro “John Lennon” coperto di graffiti. Molto toccante la visita al Vecchio Cimitero con le sue 12000 stele caoticamente affastellate, quasi inghiottite dal terreno, e le sei sinagoghe, uniche testimonianze della movimentata storia di quella che fu una delle più importanti comunità ebraiche d’Europa. Del tracciato labirintico del ghetto non rimane più nulla: nel XIX secolo cortili e stradine insalubri hanno lasciato il posto ad eleganti viali e facciate neobarocche e Secessione.

A sud ed a est, Nové Mêsto, la Città Nuova del XIX secolo: ampi viali, gallerie di inizio XX secolo, piazze monumentali. Questo quartiere nasce da un progetto urbanistico del XIV secolo, e si sviluppa intorno all’immensa piazza Venceslao, lunga 750 metri e simbolo della resistenza ceca contro l’occupazione sovietica. In questo quartiere imperdibile la Casa danzante e le Case cubiste. Ancora più ad est, Vinohrady, dai maestosi viali punteggiati di edifici in stile Secessione, rivelano tutto il loro fascino a coloro che sapranno uscire dai sentieri battuti. Un piccolo museo a cielo aperto, da non perdere. Chi domina il quartiere è la torre della Televisione: contestata ed insolita, fu eretta in era comunista per, si dice, confondere i segnali provenienti dall’Ovest.

Gli imperdibili

Guláš —> il gulasch ungherese è assolutamente il primo della lista. Il piatto più conosciuto della tradizione culinaria della Repubblica Ceca e, naturalmente, di Praga, anche se esso è di origine ungherese. Chi visita questa bellissima città non può non assaggiare il gulasch, che, rispetto a quello della tradizione ungherese, è meno piccante. Si tratta di manzo fatto a stufato (si possono usare anche il maiale, il pollo o il cervo) che viene cucinato per molto tempo con la paprika ed è accompagnato da diverse verdure e dai knedikly, gnocchi di pane raffermo tipici di Praga.

Svickova na smetane —> una vera specialità, difficile da descrivere perchè ognuno ha la sua ricetta. Quello che possiamo dirvi è che contiene lombo di manzo, fatto arrosto in casseruola, ed accompagnato con una salsa in agrodolce a base di panna e carote. La carne, poi, è ricoperta di confettura di mirtillo e smetane, una panna acida tipica dei paesi dell’Est.

Veproknedlozelo —> un altro piatto forte della cucina di Praga, molto gustoso, si tratta di maiale arrosto servito con knedikly e crauti: questo piatto lo troverete ovunque, accompagnatelo con una bella pils fresca e leggera e farete tombola! 😉 Molto strong, ma ne vale la pena!! 🙂

Utopence – Salsicce —> tra i caposaldi della cucina praghese, preparate ovunque nei locali ed in strada. Ce ne sono di tutti i tipi: bianche, di cavallo, di maiale, di manzo… Provate tutto quello che vi viene sotto mano, non ne resterete delusi. La utopence è un tipo di salsiccia fatta in salamoia e, solitamente, è accompagnata da cipolline sottaceto.

Prosciutto di Praga —>con la sua bella affumicatura, nei panini di pane scuro… ah che cosa meravigliosa!!

Pecena Kachna —> un altro tipo di carne, che viene molto apprezzata a Praga è l’anatra. Il pecena kachna è un piatto a base di anatra arrosto, che, di solito, presenta un contorno composto da gnocchi di pancetta affumicata e da crauti rossi.

Smazeny syr —> bastoncini di formaggio dolce fritto, accompagnati con patatine fritte e salsa tartara. Molto goduriosi!!

Zelnacka —> zuppa a base di crauti. Da provare!!

Trdlo o Trdelnik —> si tratta di una spirale di pasta dolce cotta su brace ardente attorno ad un apposita struttura di legno. Dorato all’esterno, racchiude un cuore soffice e vellutato, dal gusto inimitabile. Viene arricchito con zucchero e cannella. Il Trdlo si compra nei chioschetti che potete trovare in ogni piazza ed in ogni via della città.

Birra —> a Praga è religione, ne assaggerete di buonissime, sia scure che chiare. Anche in questo caso, provatele, ne resterete felici sempre.


SLOVENIA

[2016-2017-2019…molto spesso 🙂 ]

Noi de @ilristoranteacasa andiamo sovente in Slovenia. Dovete sapere che la parte femminile ha origini triestine da parte di papà, e da Trieste si arriva molto rapidamente in Slovenia. Quindi come potete immaginare, ogni volta che si va a Trieste, si sconfina almeno una volta. 😉

La Slovenia è grande come una regione italiana, ma nel suo piccolo territorio conserva una ricchezza naturale, culturale e storica da fare invidia a nazioni più grandi. Sono due le destinazioni turistiche più famose della Slovenia: la piccola capitale Lubiana ed il romantico e super fotografato Lago di Bled

Lubiana con i suoi magnifici paesaggi, la straordinaria architettura, il ricco patrimonio culturale, l’atmosfera allegra e rilassata…..si fa molto presto ad amarla. E non si fa fatica a scoprire i suoi tesori, tutti a portata di mano, raggiungibili con una passeggiata. Ciascun quartiere conserva la sua impronta storica: medioevale, barocca o liberty anche se, tutta la città è “segnata” dalle incredibili opere del geniale architetto ed urbanista Jože Plečnik. Numerosi ponti attraversano il Ljubljanica e regalano scorci suggestivi, belli da fotografare o semplicemente, ammirare. Graziosi caffè e locali affollano il lungofiume dove, soprattutto di notte, l’atmosfera si riempie di magia. Cercate un posto per il selfie perfetto? Ve lo diciamo subito: il Ponte dei Draghi è un posto davvero unico nella capitale slovena. Il suo nome deriva dai quattro draghi alati che sorvegliano l’ingresso del ponte, e che rappresentano la leggenda secondo la quale sembrerebbe che Giasone uccise il drago che stanziava nel fiume Ljubljanica. La struttura fu ideata da Josef Melan ed edificata da Jurij Zaninović.

Bled invece Ã¨ una piccola e famosa cittadina che si incontra nel cuore della Slovenia, alle pendici delle Alpi Giulie. Una strada panoramica immersa nel verde termina nel punto in cui si dirama intorno al lago di Bled. Ad accogliere è lo stupore. Tutto sembra appartenere ad un sogno, in un’atmosfera che pare fuori dal tempo. Il romantico lago di Bled con la sua isola al centro, la piccola chiesa gotica che racconta la sua leggenda, e poi il castello, che arroccato alla sua rupe, domina tutto il lago. Entrate nel sogno allora e lasciatevi dondolare a bordo di una tipica “pletna” per esplorare il suo lago oppure su una carrozza tradizionale guidata da un cocchiere per scoprire Bled negli angoli più nascosti.

Il colore che meglio rappresenta la Slovenia è il verde, il verde dei parchi, delle montagne e delle colline: il territorio è quasi intatto, costellato da piccoli borghi, cascate, grotte, fiumi conservati in una fitta rete di parchi nazionali. 

Sulla costa, invece, la Slovenia si tuffa nell’Adriatico: Pirano inserita in una baia naturale in un territorio ricco di cultura e di paesaggi meravigliosi, è certamente nel nostro cuore. Quello che vi attende è un bel villaggio multicolore, punteggiato da casette color pastello. Il centro storico, dall’impianto medievale ben conservato e pedonale, si può esplorare con calma in mezza giornata. Il borgo è circondato da mura che racchiudevano l’originale centro storico, con 7 porte. La più bella, la porta di Dolfin, è decorata da una cresta con tre delfini e risale al 1400. Il centro merita una visita per il duomo di San Giorgio, che è una versione in miniatura della Basilica di San Marco di Venezia, e per una palazzina in stile veneziano del 1400. Sulla facciata del palazzo c’è una targa che recita “Lassa dir”, lasciali parlare, nel dialetto locale: si dice che fosse il regalo di un commerciante veneziano alla sua amante di qui. Passeggiando per i vicoli si potrebbe notare che sono tortuosi: questo disordine apparente è voluto e serve a “spezzare” il soffio dell’imperioso vento di bora. Tra gli scorci più belli c’è poi piazza Tartini, dedicata al celebre violinista che nacque qui. Questa piazza ospita la chiesa di San Francesco, nel cui chiostro c’è un ulivo di 500 anni fa.

Gli imperdibili

Kremna rezina —> letteralmente “fetta di crema” , la torta di crema di Bled non è che un millefoglie alla crema e alla panna tagliata e servita rigorosamente in quadrati della misura di 7×7 cm. O meglio, sono due strati di leggerissima pasta sfoglia che racchiudono una crema vellutata “sormontata” da una panna che per consistenza ricorda quasi una meringa; il tutto cosparso di zucchero a velo. Nonostante gli ingredienti possano far pensare altrimenti, la kremna rezina non risulta affatto troppo dolce o stucchevole; è esattamente il contrario! Dovete sapere che è proprio sulle rive dello splendido lago di Bled che, nel 1953, il cuoco serbo IÅ¡tvan Lukačević  l’ha realizzata per la prima volta, affinando la ricetta della sua terra d’origine e portando grande prestigio al Park Hotel, che ne vanta tutt’oggi l’unica a denominazione protetta. Ed è proprio qui che vi consigliamo di assaggiare questo mattonino super goloso, non perdetevelo!

Cevapcici —> tipici della cucina dei paesi della penisola balcanica. Si presentano come polpettine cilindriche del diametro di un paio di centimetri e della lunghezza di 7/8 centimetri, ma sono diffuse anche versioni più tondeggianti. Sono solitamente composti di carne trita fina di manzo e agnello, condita di sale, spezie e aromi. Vengono serviti cotti al barbecue, sulla griglia o alla piastra. Solitamente si gustano con cipolla (generalmente quella bianca) tagliata a dadini o anelli, ed ajvar, una salsa piccante preparata con peperoni rossi macinati e spezie, o con kajmak, un prodotto lattiero-caseario cremoso, tipico dei Balcani. Ma vi avvertiamo, con l’ajvar creano dipendenza!! 🙂

Ljubljanska —> nota anche come bistecca alla lubianese, consiste in due fette di vitello o lonza di maiale (o una sola fetta più grande piegata a libro), farcite con prosciutto cotto e formaggio a pasta fusa, e successivamente impanate e fritte. Viene servita con sale, pepe, un spicchio di limone e salsa tartara slovena (come quella classica ma più salata). La Ljubljanska era una versione arricchita della Wiener Schnitzel austriaca, nata a Capodistria e preparata in onore della visita del principe Ferdinando d’Austria, che divenne l’imperatore Ferdinando I. La ricetta voleva rappresentare un omaggio a tutto l’impero, unendo un elemento austriaco (lo Wiener Schnitzel), uno boemo (il prosciutto di Praga) e uno ungherese (il formaggio). Il nome Lubljanska deriva dalla città di Lubiana, principale città slovena, con lo scopo di aggiungere un elemento slavo alla ricetta. Una bistecca veramente golosa!!

Idrijski žlikrofi —> sono una pasta ripiena a forma di cappello tipica di Idria, in Slovenia. I ravioli di Idria sono preparati con un impasto di patate e altri ingredienti avvolto da un fagottino di pasta sfoglia, e sono spesso serviti con un sugo di carne (o come contorno del gulasch) oppure da soli come primo piatto, nel qual caso sono conditi con il pangrattato. Provateli!

Kranjska klobasa —> una specialità della cucina slovena, preparata solo con carne e grasso suini della massima qualità, con aggiunta di nitrato di potassio, speziata solo con aglio e pepe. In superficie, la Kranjska klobasa (salsiccia di cragno in italiano) è di colore rosso-marrone e ha un leggero sentore di fumo. La consistenza è soda, croccante e succosa, l’aroma è pieno e caratteristico della carne suina salata, stagionata ed affumicata. Una vera bontà!!

Prekmurska gibanica —> un dolce tradizionale sloveno di tipo cake, d’origine della regione dell’Oltremura che viene preparato a partire da una base di pasta frolla con ripieno a strati di semi di papavero, ricotta, noci e mele, disposti secondo un ordine preciso e separati da pasta fillo. Alla fine si copre la pasta con una guarnizione di panna e di burro. Imperdibile!


DUBLINO

[2015 – Dicembre]

“Un buon rompicapo sarebbe provare ad attraversare la città di Dublino senza mai incrociare un pub” borbotta Leopold Bloom, protagonista dell’Ulisse di James Joyce. Del resto, perchè provarci? Non è poi già questo un buon motivo per organizzare un viaggio a Dublino? 🙂

Una città a misura d’uomo, con una spiccata personalità, la capitale irlandese ha una storia millenaria, un ricco patrimonio culturale e diversi quartieri da scoprire. Ma Dublino è soprattutto atmosfera, che si percepisce parlando con la gente, magari sorseggiando una Guinness in uno dei tanti pub della città. Vi diremmo di iniziare la scoperta della città cominciando proprio dal mitico Temple Bar, ma tempo al tempo… Andiamo con altri grandi classici prima!

Immancabile certamente il Trinity College, uno dei campus più celebri, prestigiosi  e antichi del mondo. 16 ettari di suprema eleganza estetica, con corti acciottolate e fiancheggiate da begli edifici neoclassici che conferiscono al campus un’atmosfera di serena autorevolezza. Fondato nel 1592 ed ha ospitato allievi del calibro di Jonathan Swift, Oscar Wilde, Bram Stoker e Samuel Beckett. Non meno stupefacente la Trinity College Library, uno spettacolo senza eguali con la sua Long Room, una galleria lunga 65 metri a due piani, caratterizzata dal soffitto a botte, con alti scaffali di legno, dove sono conservati circa 200.000 volumi ed una collezione di busti in marmo posti su ciascun lato della sala. Qui è custodito anche il famoso Book of Kells, un manoscritto miniato davvero bellissimo su cui sono anche scritti i quattro Vangeli in latino, e anche la più antica Arpa conservata in Irlanda. Lo strumento, in legno di salice e corde d’ottone, è il simbolo del Paese, tanto da essere raffigurato sulle monete ed è l’emblema della nota marca di birra Guinness. 

Mettete in lista il Dublin Castle, un maniero anglo-normanno le cui origini si perdono nell’antichità, al 1204 per la precisione; e certamente la St Patrick’s Cathedral, cattedrale di origine protestante (pensate che al mondo ne esistono solo due!) , in stile gotico, risalente al XII secolo con un interno monumentale.

Ma veniamo al Temple Bar. Non si può visitare Dublino senza fare un salto nel suo cuore pulsante, il quartiere Temple Bar, una delle zone più vivaci della città, con i suoi pub, ristoranti, locali, esposizioni e teatri. Qui troverete la facciata più fotografata di Dublino, ubicata proprio nel centro del quartiere, affollato all’inverosimile, musicisti tradizionali, un’atmosfera spumeggiante..non ne farete più a meno!! Non dimenticatevi di attraversare l’Ha’ Penny Bridge: questo ponte pedonale in ferro sul fiume Liffey rappresenta uno dei punti più suggestivi di Dublino, specialmente all’alba e al tramonto. Prende il nome dall’ammontare del pedaggio che si pagava per utilizzarlo: half penny, ovvero mezzo penny. 

Tra le cose da vedere a Dublino, sicuramente non potete perdervi il primo stabilimento di produzione della celebre birra scura Guinness, la Guinness Storehouse, che accoglie i visitatori nei suoi 7 piani. La birra più amata dagli irlandesi viene prodotta in questa fabbrica dal 1759, anno della sua costruzione, ad opera di Sir Arthur Guinness. Ovviamente al termine del percorso è prevista la degustazione omaggio di una pinta di Guinness presso il panoramico Gravity Bar.

Nel centro medievale della capitale Irlandese si trova la Christ Church Cathedral, immensa cattedrale, che venne costruita laddove si trovava una chiesa vichinga in legno. La cattedrale in pietra venne edificata nel 1172 dagli anglonormanni, che la ingrandirono e inserirono diversi elementi architettonici.

Da non perdere Grafton Street. Si tratta della via più esclusiva di Dublino per lo shopping cittadino, ricca di atmosfera e fascino. Prende il nome dal figlio illegittimo di Carlo II, duca di Grafton. Vi consigliamo di percorrerla interamente a piedi e ammirare le splendide case georgiane a quattro piani, guardare le vetrine degli eleganti negozi, dei grandi magazzini, come Dunnes e Brown Thomas, e assistere agli spettacoli degli artisti di strada. Ma non solo artisti di strada……vi diciamo solo che il giorno prima del nostro arrivo, c’era Hozier, insieme a Bono degli U2. Ad ogni modo, dalla sua estremità meridionale, attraversate l’arco che vi farà accedere al St Stephen’s Green, uno dei numerosi spazi verdi di cui Dublino è ricca.

Tra le cose da non perdere a Dublino c’è sicuramente la visita dell’antica distilleria, oggi anche museo, The Old Jameson Distillery, nata circa 200 anni fa. Partecipando ad una visita guidata, potrete conoscere e ammirare tutti i processi che danno origine allo storico Whisky Irlandese Jameson.

Non dimenticate di fare un salto a Windmills, se siete fans degli U2…a noi non è andata bene, ma magari voi siete più fortunati e non sia mai che vedrete gli U2 nei pressi del loro studio. 😉 Noi abbiamo trovato solo tanto vento e tanta pioggia!!

Come gita fuori porta, vi consigliamo Howth, un piccolo e grazioso villaggio di pescatori attraversato da ripide stradine che scendono fino al litorale. Howth è sostanzialmente una grande collina abbracciata dalle scogliere, ma dal suo punto più alto (171 m) si ammira uno splendido panorama che spazia dal Dublin Bay fino a Wicklow.

Gli imperdibili

Colcannon —> è un piatto preparato con patate schiacciate, cavolo o verza. Difficile trovare un ristorante che non abbia inserito nel suo menù questa specialità.

Salmone irlandese —> se siete amanti del salmone, in Irlanda avrete modo di gustarlo in molte varianti, e trovarlo in qualsiasi tipo di sandwich o bagel. Infatti, anche il salmone è uno dei punti forti del cibo irlandese. Provate il salmone in salsa Champ, preparata con patate, cipolla, panna ed erba cipollina.

Coddle â€”> una pietanza stufata diffusa tra la classe operaia a base di pancetta a fette, salsicce, cipolle patate e abbondante pepe nero.

Irish Stew —> piatto icona della cucina irlandese, un gustosissimo stufato di carne, solitamente agnello (in origine era montone), cotto a fuoco lento con patate, cipolle, prezzemolo e timo. La morbidezza della carne la ricorderete a lungo!! 🙂

Soda bread —> pane che fa parte delle antiche tradizioni irlandesi, il Soda Bread solitamente è presente durante tutti i pasti. Fatto lievitare senza lievito, ma con l’utilizzo del bicarbonato di sodio, è preparato con farina integrale, latticello e uova. Sicuramente da provare.

Guinness —> grazie al suo colore scuro, quasi nero, sormontato dall’inconfondibile schiuma bianca, compatta e cremosa, la rende unica al mondo. Anche il gusto della Guinness è facilmente riconoscibile: amarognolo, dal retrogusto tostato, con note di caffè e cacao che anche i non intenditori possono avvertire sul palato. Ma vi avvertiamo, bevuta a Dublino ha tutto un altro sapore. Non perdetevela, ogni volta che potete.

Cottage Pie —> non potevamo non nominare la rinomata Cottage Pie: una torta salata cotta al forno composta da un impasto di carne macinata, solitamente ricoperta da un purè di patate. Veramente deliziosa!!

Bacon and cabbage —> piatto preparato con due fette spesse di bacon rigorosamente irlandese accompagnate da cavoli e patate. Specialità senza dubbio gustosa, vi stupirà!!

Fish and Chips —> sebbene sia più famoso e riconosciuto come piatto tipico dell’UK, anche qui è immancabile il pesce fritto in pastella leggerissima accompagnato da patate fritte friabili. Sempre squisito!!

Beef and Guinness Stew —> un altro degli stufati per cui è conosciuta la cucina irlandese. Preparato con carne di manzo e birra Guinness. Ne esistono diverse versioni, più o meno densa, ma ciò che la contraddistingue è la carne tenerissima. Un ottimo piatto!

Full Irish Breakfast —> piatto ricco ed energetico, in una vera Full Irish Breakfast non possono mancare bacon irlandese, uova, salsicce, il black and white pudding (simile al nostro sanguinaccio), pomodori e il tipico Soda Bread. Per i dublinesi questo specialità è la colazione che si consuma la domenica, nei giorni di festa, non certo tutti i giorni. Almeno una volta provatelo assolutamente!!

Piccola nota: Il galateo del pub

La consuetudine di pagare un giro di consumazioni, ossia di offrire da bere a qualcuno che a propria volta pagherà il giro successivo, costituisce una fondamentale regola di civiltà tra i frequentatori dei pub irlandesi, che può essere riassunta nel detto: “È impossibile che due uomini vadano al pub e ordinino una sola birra”. Nulla può far precipitare la considerazione sociale di una persona quanto la mancata osservanza della legge dei pub: gli irlandesi sono molto generosi e non sopportano la taccagneria. Un’altra regola d’oro è che il secondo giro inizia immediatamente dopo che la prima persona ha finito (meglio ancora se sta per finire) il proprio bicchiere. Non importa se siete soltanto a metà della vostra pinta: se tocca a voi pagare da bere, non esitate a farlo. La sfida più impegnativa probabilmente sarà quella di tenere il passo dei vostri compagni di bevute, che potrebbero continuare ad offrirvi da bere anche quando starete per crollare sul bancone, a rischio di travolgere una fila di pinte non finite.


MAROCCO – IL GRANDE SUD IN 4X4

[2014 – Maggio]

Le capre arrampicatrici sugli alberi di Argan, i cammelli ad ogni angolo, i campi di anguria nel mezzo del deserto, i tanti colori, i profumi intensi, la piazza Djemaa El Fna, gli asinelli, le cicogne in cima ai minareti, il rito del tè, il souk, il deserto, i palmeti, le caratteristiche lampade… Abbiamo così tante immagini in mente ripensando al Marocco.  

Il nostro viaggio è stato qualcosa di unico. Anche se per la prima volta ci siamo affidati ad un’agenzia, ed ad un viaggio organizzato, non è venuto meno lo spirito d’avventura e dell’entrare realmente in contatto con la cultura e le tradizioni locali. Abbiamo deciso di vivere il grande Sud in 4×4, percorrendo le piste sterrate, attraversando scenari desertici ed ammirando un magico cielo stellato dal campo tendato situato tra le dune. 7 notti di tour, un fuoristrada e 1550 km percorsi, con partenza da Marrakech. Il nostro programma:

Giorno 1 – Marrakech

Siamo arrivati a Marrakech a metà pomeriggio. Ovviamente non ci siamo tirati indietro, ed appena arrivati, nonostante i 40 gradi, abbiamo fatto un giro attorno alla famosa piazza!! 😉 Abbiamo subito comprato un cappello, che si è rilevato fondamentale per tutta la durata del viaggio per ripararsi dal sole.

Giorno 2 – Marrakech  – Valle dell’Ourika – Asni – Ouirgane Tin Mal – Colle di Tizi n’Test – Taroudant (km 240)

Mattinata dedicata ad una breve visita della città di Marrakech. Poi siamo partiti per la Valle dell’Aurica, con una breve sosta in un villaggio dove abbiamo potuto vedere la preparazione del tipico tè verde alla menta, e certamente anche degustarlo. 😉 Dopo pranzo, abbiamo proseguito per il passo di Tizi n’ Tichka a 2260 m. di altitudine, via Asni, dove abbiamo potuto fare un giro al mercato locale, e Ouirgane Tin Mal. Arrivo a Taroudant, una Marrakech in miniatura dove si assapora uno spaccato autentico di Marocco: circondata da bastioni di fango rinforzato lunghi 7 chilometri e mezzo, questa città mercato berbera sulla rotte delle carovane è famosa per il suo artigianato e i suoi souq, i migliori della parte meridionale del Paese, dove troverete favolosi gioielli e tappeti.

Giorno 3 – Taroudant – Taliouine – Tazenakht – Agdz – Valle del Dràa – Zagora (km 400 di cui 35 di piste)

Partenza alla volta del vecchio Atlante alla scoperta degli scenari desertici e dei canyon, prima di giungere presso la Valle del Draa, il palmeto più grande del Marocco. Pranzo in ristorante e proseguimento via Rissani per Zagora, città all’avamposto del deserto. La città offre certamente una delle opportunità fotografiche più emblematiche di tutto il paese: l’insegna diretta verso l’inizio del deserto raffigurata da un cammello e la scritta «Toumbouctu, 52 giorni». È la durata stimata della traversata di questo deserto, tra i più ostili al mondo, verso la città più vicina che si trova dall’altra parte del Mali!

Giorno 4 – Zagora – Erfoud – Merzouga (km 330 di cui 110 di piste)

Destinazione finale della giornata è Merzouga, dove abbiamo alloggiato in un hotel proprio ai piedi delle famose dune di sabbia rossa e dove abbiamo potuto fare una gita in dromedario al tramonto, che però abbiamo visto poco. Purtroppo stava arrivando una tempesta di sabbia, che ci ha anche impedito di dormire nelle tende berbere (resta comunque il fatto di aver vissuto l’esperienza serena della tempesta di sabbia nel deserto…). Ma dopo cena, abbiamo potuto ammirare un cielo stellato magnifico.

Giorno 5 РMerzouga РTinerhir РGole del Todra РErfoud РBoumalne РValle del Dad̬s РOuarzazate (km 380)

Non ci siamo fatti scappare l’alba in mezzo alle dune di Merzouga. È stato magico, tanto quanto la notte stellata. Prima colazione sotto le tende. Partenza per la scoperta paesaggistica della zona di Merzouga, visita alla cava dei fossili e di un caratteristico campo nomade. Partenza per Tinerhir, un’oasi situata nei pressi delle gole del Toudra, dove è possibile ammirare un canyon fra le rocce scavato dai fiumi Todra e dal vicino Dades. Gli ultimi 600 metri delle gole sono i più spettacolari. Qui le due pareti rocciose raggiungono la loro minor distanza pari a un minimo di 10 metri, con rocce a strapiombo che raggiungono i 160 metri di altezza. Il paesaggio è veramente magnifico. Proseguimento per Boumalne, piccolo villaggio tradizionale costruito nel bel mezzo del massiccio dell’Atlante; a seguire la Valle del Dades dalle ripide pareti di roccia a picco, che abbiamo raggiunto attraversando una sinuosa strada asfaltata piena di saliscendi con molti punti esposti sullo stretto canalone sottostante fino a raggiungere la nostra meta finale Ouarzazate, la più grande delle città nelle oasi pre-sahariane del Marocco.

Giorno 6 – Ouarzazate – Kasbah di Taourirt  – Kasbah di Ait Ben Haddou – Passo di Tizi n’ Tichka – Marrakech (km 200)

Prima tappa è Ait Ben Haddou, con visita alla kasbah, patrimonio dell’Unesco con le sue case di argilla rossa e location di tanti celebri film. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio risalita attraverso il passo di Tizi n’ Tichka con arrivo a Marrakech in serata.

Giorno 7 – Marrakech {Tombe Saadiane, il Palazzo Bahia, il Museo Dar Si Said, il Palais El Badi, la Piazza Djemaa El Fna ed i giardini della Menara}

Intera giornata dedicata alla visita della città: il museo Dar Si Said, il Museo di Arte Marocchina, il più antico della città e quello che espone il maggior numero di opere; la moschea della Koutobia con il suo celebre minareto; l’iconica piazza Djemaa El Fna con i coloratissimi souk. Pranzo in hotel. Pomeriggio e sera liberi, che abbiamo speso attorno alla piazza ed al souk.

Gli imperdibili

Cous Cous —> è uno dei piatti più conosciuti della cucina tradizionale marocchina. L’origine di questo piatto è nel Maghreb ed il suo condimento spesso varia da città a città e da famiglia a famiglia, secondo le ricette tramandate dagli antenati. Il cous cous è composto da granelli di semola dura, preparati in casa e poi cotti a vapore all’interno di una casseruola. In Marocco era sicuramente un piatto dedicato alle festività o alle celebrazioni proprio per questo era arricchito con moltissimi ingredienti. Tra i condimenti più diffusi ci sono la frutta secca, le sette verdure (carote, sedano, cipolla, pomodoro, porri, zucchine, finocchi e patate), i datteri e il cardamomo, il tfaya (con zenzero, miele, cannella, pepe, zafferano, cipolla, burro, uvetta), lo zafferano, albicocche e formaggio. All’interno del cous cous è possibile trovare poi carni come il manzo e l’agnello oppure il pesce, tipico delle zone a Nord come Tangeri. Spesso troverete anche elementi dolci come uvetta, mandorle, miele e zucchero. Potete mangiare cous cous per una settimana intera, e non ne troverete mai uno uguale all’altro. 😉

Tajine di carne —> è uno dei piatti tipici marocchini più conosciuti. Il suo nome deriva dal piatto in cui viene cotto, realizzato in terracotta spesso decorata. Questo piatto è composto da due parti differenti: l’inferiore, un piatto piano con bordi bassi, e il superiore a forma di cono che funge da coperchio e viene poggiato sopra durante la cottura. Quest’ultima parte del piatto è ideata per favorire il ritorno della condensa verso il basso e quindi per aiutare la cottura della carne. La ricetta originale ha come base il manzo, che viene cotto molto lentamente e per lungo tempo insieme a verdure (carote, zucchine, pomodori, piselli, patate e cipolla) e spezie (paprika dolce, cannella, sale, pepe, zenzero, zafferano e curcuma) , che lo rendono particolarmente saporito. La riuscita di questo piatto è fondata sulla cottura, la carne deve stufare per molto tempo in modo da diventare molto tenera, spesso poi viene gustata con del pane marocchino.

The alla menta —> questo particolare tipo di tè è un’istituzione nella cultura marocchina ed è il simbolo dell’ospitalità. L’infuso ha un gusto delizioso ottenuto dalla combinazione di tè verde e foglie di menta. Bevetelo ad ogni occasione, è super piacevole!

Msmmen —> una sorta di pane sfogliato marocchino, è usato come accompagnamento sia con condimenti salati che dolci. È fatto con farina di grano saraceno, lievito, acqua, semola, sale e olio di semi. Nella tradizione marocchina questa ricetta viene utilizzata per la merenda o la colazione nella sua versione dolce con miele, oppure viene farcita con peperoni, paprika e carne bianca.

Pastilla —> un piatto tradizionale marocchino la cui origine risale alla Spagna Islamica. Infatti dopo che l’ultima città islamica della Spagna, Granada, fu sconfitta, moltissimi musulmani si rifugiarono nel Maghreb portando con sé anche alcune tradizioni culinarie spagnole. Il nome di questo piatto infatti può essere letto nella lingua spagnola come “Pastiglia”, il cui termine deriva dalla parola “pasta”. Si tratta di una sorta di torta salata che coniuga il dolce e il salato, al suo interno sono infatti presenti sia cannella, mandorle tostate e zucchero che carni salate cotte nel brodo, prezzemolo, cipolle e spezie, quali paprika, zafferano coriandolo, aglio e molto altro. Da provare!

Tanjia —> uno dei piatti tradizionali del Maroccopiù conosciuti ed è attribuito in particolare alla città di Marrakech. Alla base di questa pietanza ci sono l’agnello, il cumino, lo zafferano, il burro, il limone candito e il Ras el Hanout, una miscela di oltre trenta piante provenienti da tutto il Nord Africa e può essere considerato un’alternativa al curry. La peculiarità di questo piatto è che viene cotto all’interno di una giara di terracotta dalla quale prende il nome e viene cucinato sotto la cenere del farnatchi, un forno a legna tipico del Marocco.

Baghrir —> sono tra le poche pietanze dolci tipiche marocchine. Vengono chiamati anche “pancakes dai mille buchi”, a causa della superficie non liscia ed omogenea ma piena di piccole “bollicine” e fori. Servito con miele.

Mechoui —> piatto tradizionale marocchino che si basa sulla cottura dell’agnello allo spiedo, grigliato o arrostito. Questo piatto viene consumato in accompagnamento con del pane marocchino, del sale e del cumino. Un piatto veramente molto saporito, per noi è stato amore a primo assaggio!

Katban —> uno spiedino di carne di agnello, che viene arrostito sulla brace dopo una lunga macinatura in una salsa di cipolle, prezzemolo, paprika, pepe, cumino e olio d’oliva. È un piatto molto semplice e saporito, con meno spezie delle ricette più tradizionali, quindi ideale anche per chi non è abituato a mangiare piatti speziati.

Zuppa harira —> una zuppa a base di ceci e lenticchie. Questo piatto rappresenta nella cultura marocchina il conforto e la famiglia, in quanto viene consumato spesso nel lungo mese di Ramadan. Anche di questo piatto ci sono moltissime varianti, con aggiunta di carne (manzo, agnello), di spezie (cannella) o di fave.


BRUXELLES E BRUGES

[2013 – Ottobre]


ISTANBUL

[2013 – Maggio]

Ah Istanbul….Noi de @ilristoranteacasa siamo particolarmente affezionati a questa città! Dovete sapere che è stato il nostro primo viaggio insieme, correva l’anno 2013!! 😉 

Alla confluenza del Corno d’Oro con il Bosforo, dove sorgeva l’antica Bisanzio, sono state scritte le pagine più gloriose della storia di Costantinopoli. Vi consigliamo di camminare su questa penisola irta di minareti e di famosi monumenti. Qui si attraversano i secoli: l’eterna Santa Sofia guarda dall’alto la Moschea Blu, mentre il palazzo di Topkapi veglia sui suoi tesori. Non potete poi non perdervi lì vicino nel Gran Bazar, con annessa sosta nel bazar delle spezie -illimitata la scelta di aromi, frutta secca e dolciumi di ogni genere – in un dedalo di viuzze, centro palpitante del commercio, fino a giungere agli imbarcaderi di Eminomu. Attraversate il ponte, dopo successive ripide stradine giungerete alla torre di Galata. Sulle rive del Bosforo invece incontrerete una Istanbul elegante, nobile ed opulenta. Dolmabahce, illustre palazzo imperiale del XIX secolo, custodisce tesori da Mille e una notte. Arriverete quindi al maestoso ponte sospeso sul Bosforo che collega l’Europa all’Asia e fa della capitale turca l’unica città al mondo a cavallo tra due continenti!! Nei dintorni del ponte, troverete villaggi di pescatori molto caratteristici. Ortakoy, il nostro preferito. Se entrerete in Asia, due passi più in là, la torre di Leandro si mette in posa su un isolotto, usando l’Europa come sfondo.

Gli imperdibili

Kebap —> se la Turchia ha un piatto tipico, è sicuramente il Kebap. I turchi amano qualunque cosa sia fatta allo spiedo, anche noi de @ilristoranteacasa . Il Kebap può essere di agnello, manzo, o pollo: tradizionalmente servito in piatto, accompagnato da cipolle, verdure e salsa allo yogurt. I più famosi kebapcilar della città: Develi e Beyti.

Baklava —> dolcetti succulenti, hanno una base di pasta fillo, a cui vengono aggiunti sciroppo di zucchero (o miele) e frutta secca, come noci, nocciole o (più diffusi) i pistacchi. Sono molto più dolci rispetto ai dessert a cui siamo abituati, certo è che si fanno amare subito, soprattutto quando vengono serviti ancora tiepidi in modo da far sciogliere leggermente il miele e renderli più morbidi e profumati.

Balik ekmek —> prima di partire per un’escursione in traghetto sul Bosforo, fate rifornimento ad Eminomu dai pescatori di un bel panino di pesce arricchito da insalata, cipolla e limone. Ne resterete entusiasti, lo ricordiamo ancora oggi a distanza di anni!!

Nar suyu —> succo di melograno appena preparato, ottimo! Lo troverete in piccoli chioschi disseminati per la città.

Misir  —> per uno spuntino veloce, la pannocchia prima bollita poi grigliata è l’ideale.

Patates Dolması —> specialità delle piccole baracche in legno di Ortakoy, trattasi di patate ripiene di una gran varietà di ingredienti (verdure, carne, salse….) da gustare con il cucchiaino.

Chay —> il tè viene servito nei fragili bicchieri a forma di tulipano, accompagnato da qualche zolletta di zucchero indispensabile per controbilanciare la lunga infusione. Dove berlo? Sicuramente, sulle alture dove sorge il cimitero di Eyup al Café Pierre Loti, una distesa di sedie sparpagliata sotto una tettoia di frasche davanti ad uno strapiombo sul Corno d’Oro e su Istanbul. Lasciatevi sedurre dalla magia del luogo come accadde a Pierre Loti. Un’altra possibilità: uno dei chioschi di Sahil Yolu che pullulano sulle banchine davanti alla torre di Leandro, sedendovi sui tappeti stesi sui gradini e lasciatevi incantare dal Bosforo. Terza alternativa: da Büyük Çamlıca Tepesi, collina situata nella parte asiatica, con panorama magico: ad orario tramonto il top!!

Ayran —> schiumosa bevanda alla yogurt. Un pò acido, e molto particolare, tendente al salato. Da provare almeno una volta, se non siete come la Gio che odia lo yogurt!! 😉

Turkish Delight —> dolcetti molto zuccherini, colorati, a volte speziati. Alcuni gommosi, altri simili a torroncini. Hafiz Mustafa forse è il più popolare negozio di questi dolcetti tipici…che vi possiamo dire?! Provateli tutti, riempitivi bocca e labbra di zucchero a velo, magari dopo aver preso posto nel caffè al piano superiore. 😉

Lahmacun —> piccole pizze a base di carne.